UNA PROVOCAZIONE E UNA REAZIONE RIVELATRICE

Claudio Durigon è il deputato leghista titolare, fino a pochi giorni fa, dell’incarico di sottosegretario di Stato, al Mnistero dell’Economia e Finanza: un perfetto sconosciuto recentemente assurto agli “onori” delle cronache per una sua proposta indecente.

 

Costui vorrebbe che uno dei parchi della sua città, Latina, cambiasse nome: da “Falcone e Borsellino”, come è stato battezzato dopo l’uccisione dei due Magistrati per mano mafiosa, dovrebbe tornare a chiamarsi “Arnaldo Mussolini”.

 

 

La provocazione è del tutto evidente, e come risposta meriterebbe una salutare “cura” a base di manganello e olio di ricino, in modo da fargli apprezzare sino in fondo i metodi di colui del quale in tutta evidenza è un ammiratore: se poi trovasse soddisfacenti quei sistemi, potrebbe continuare tranquillamente a fare il fascista.

 

Chiaramente non è possibile affidarsi ad un simile metodo di persuasione – per legge, gli unici ad essere autorizzati all’uso della forza sono gli uomini in divisa – ed allora non resta che affidarsi alle mozioni parlamentari che ne richiedano la immediata rimozione.

 

In questo senso è apprezzabile che la destra moderata stesse preparando - prima delle dimissioni del Durigon - un documento, da votarsi a settembre, che ponesse fine all'indecente permanenza dell'indegno politicante nella compagine governativa: peccato che taluni personaggi, che ancora si dichiarano appartenenti a quell'area politica, avessero già detto che non intendevano sostenere l'iniziativa.

 

Il riferimento è ai renzisti che, con la scusa di non voler mettere in difficoltà il governo Draghi, hanno già sottoscritto, per l’ennesima volta, la posizione della destra radicale e fascista, di fatto ponendosi nel campo della stessa, ma cercando di sfruttare elettoralmente quell’ambiguità di fondo che da sempre contraddistingue il procedere di questa gentaglia.

 

Quegli stessi orrendi personaggi che – veniamo a conoscenza della cosa dall’edizione di giovedì ventisei agosto del fogliaccio telematico fascista Secolo d’Italia – chiedono, per bocca di Gennaro Migliore, le dimissioni immediate del critico d’arte Tommaso Montanari dalla carica di Rettore dell’Università degli Stranieri di Siena.

 

Il Peggiore afferma: «Ma vi pare possibile che il Rettore di una prestigiosa Università come quella degli Stranieri di Siena definisca “revisionismo storico” la Giornata del Ricordo? A me no. Chi nega una tragedia come quella delle foibe non ha proprio nulla da insegnare».

 

Rendiamo noto all’ex bertinottiano di ferro che la sua asperrima critica nei confronti del professionista fiorentino parte da un presupposto totalmente sbgliato: la così detta Giornata del Ricordo è proprio quello che sostiene il Montanari.

 

Questo in quanto non tiene conto di tutti gli orrendi crimini perpetrati dai fascisti - i primi ad utilizzare le cavità naturali del terreno per gettarvi, vivi, gli oppositori furono proprio loro - in Jugoslavia, che sono stati l'unico motivo per cui, nell'immediato dopoguerra, la popolazione diede vita a qualche eccesso di rivalsa verso collaborazionisti e spie.

 

Tra poco più di un mese milioni di italiani rinnoveranno le proprie amministrazioni locali, ed è evidente la manovra dei seguaci di Matteo Renzi: pescare voti a destra e manca, senza preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni; devono essere spazzati via dall'agone politico.

 

 

Bosio (Al), 29 agosto 2021

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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